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L’attuale edificio sacro sostituisce la parrocchiale situata a Canal di sotto, travolta dalle acque del torrente Vanoi nel 1829.
Questa chiesa fu costruita in pochi anni e ultimata nel 1841, poi consacrata nel 1852 dal vescovo Giovanni Nepomuceno de Tschiderer. L’altar maggiore da poco restaurato risale al 1714 ed è opera di Fioravante e Antonio Costa di Agordo, così come l’altare laterale dedicato a Sant’Antonio. L’altro altare risale al 1652. La pala conservata nel coro presenta il martirio di San Bartolomeo (1647). L’organo settecentesco è del Callido, salvato all’alluvione del 1829 e restaurato a fine Ottocento su progetto del musicista di Primiero Giuseppe Terrabugio.
La cappella ottagonale settecentesca, che costituiva il primo nucleo della chiesa, è stata inglobata nell’attuale edificio e corrisponde all’abside e sacrestia odierne. Ne restano tracce interne – stucchi ed altare in sacrestia – ed esterne – timpano affrescato del precedente
portale d’ingresso e due statue di apostoli. All’interno la chiesa si distende nell’ampliamento dei primi del Novecento. L’altare laterale di sinistra – riservato a San Giuseppe - con tanto di scudetto dei Welsperg è marmoreo e risale al Settecento, quello di destra – dedicato alla Madonna - sembra posteriore ed è ligneo. Decorano le vele dell’arco santo e l’abside affreschi dedicati a santi recenti: San Giovanni Bosco e Maria Goretti (1937 – 1938). In fondo all’abside un dipinto dedicato alla natività della Madonna.
A Prade la chiesa è documentata a partire dal Settecento. Fu riedificata nel 1845 e consacrata alla Madonna di Caravaggio. La pala ottocentesca presente nell’abside rappresenta la patrona con la chiesa di Sant’Anna di Montagnaga di Piné. In linea ideale con la cappella laterale dedicata alla Madonna si è costruito per secoli il palco sulla piazza adiacente, dove si rappresentava in Quaresima il dramma sacro di Godimondo e Fortunato. A Zortea la chiesa è stata realizzata dalla comunità tra il 1922 e il 1926 e consacrata al Sacro Cuore di Gesù.
All’interno della chiesa le vetrate e le decorazioni ricostruiscono la storia del culto al Sacro Cuore a partire dall’apparizione di Gesù alla mistica francese del Seicento Marguerite d’Alacoque, canonizzata nel 1920.
Il primo nucleo della chiesa risale almeno al Trecento, fu poi ampliata a metà del Cinquecento e ancora nel Settecento. Il campanile cinquecentesco si ingrandì nel secolo XIX. Un affresco esterno settecentesco raffigura San Cristoforo, il protettore dei viaggiatori, che trasporta il bambin Gesù oltre un fiume. All’interno la chiesa è scandita da tre navate. L’altar maggiore ligneo del 1768 è consacrato alla Trinità, quello della navata a sx offre una pala con la Madonna del rosario, sotto la quale si raccolgono i santi Silvestro (patrono di Primiero), Antonio
abate, Maria Maddalena e Francesco. Il tabernacolo del Seicento viene da Lamon. Nella navata a dx una pala rappresenta la Trinità, con ai piedi San Giovanni Nepomuceno e San Bartolomeo, patroni della valle del Vanòi. Gli autori delle tele sono riconducibili alla scuola degli Unterpergher della Val di Fiemme. Gli altari laterali lignei risalgono al 1763.
Già documentata nel Trecento, la chiesa subì vari interventi di ampliamento nel 1518, nel Seicento e fu riconsacrata nel 1782. L’altar maggiore barocco ospita una statua del santo patrono che infilza il drago. Le pareti dell’abside ospitano cinque imponenti dipinti con scene tratte dall’antico e dal nuovo testamento, realizzate nel 1943 dal trentino Melchiori. Le volte dell’abside e della navata centrale sono decorate con
tondi sa cui spiccano numerosi santi a mezzobusto. Le pale ospitate in altari secenteschi e disposte lungo le navate laterali sono di scuola veneta: la pala dedicata alla Madonna del Carmelo è stata rubata di recente.
Nel 1922 quattro frati cappuccini - originari di diverse vallate del Trentino - giunsero a Primiero e furono ospitati a Imèr da don Giacobbe Loss. Dopo due anni poterono entrare nel nuovo convento, costruito per loro in località Tressane a Tonadico. Nel 1930 arrivarono nella chiesa le statue di San Francesco, san Giuseppe e Sant’Antonio. Nel 1936 fu terminato il nuovo presbiterio della chiesa e l’imponente altare in legno venne costruito dai fratelli Alchini di Primiero. Nel 1938 si realizzò l’attuale strada d’accesso al convento e alla chiesa, perché fino al 1937 vi si accedeva per il passaggio esistente tra gli alberghi. Nel 1960 Titta Pederiva realizzò l’attuale Via Crucis in legno di cirmolo. I grandi dipinti del presbiterio risalgono agli anni Novanta.
La chiesa fu costruita nella seconda metà del Quattrocento, ingrandita nel 1604 ed ampliata e decorata ad inizio Ottocento. All’interno l’imponente altar maggiore ligneo con colonne tortili e baldacchino donato da don Pietro Fuganti. Sulla volta sopra l’altare un affresco che raffigura l’autorità di Dio. Dietro l’altare una pala cinquecentesca con San Sebastiano trafitto da frecce, attorniato dai santi Giacomo ed Antonio. In alto è rappresentato il martirio di santo Stefano. Gli altari laterali lignei del Seicento offrono a sinistra una pala con i santi Leonardo e Gottardo, mentre
a destra la Madonna con Sant’Anna ed un paliotto sottostante con San Francesco che riceve le stimmate. Sulla volta Gesù presentato al tempio e il martirio di San Sebastiano.
Dedicata alla Madonna delle Grazie, sorge a Mis di sotto la piccola chiesa neogotica, costruita ai primi del Novecento. Contiene un paio di tele del Seicento (una pietà ed una sacra conversazione) di buona fattura.
Si staglia già da lontano a Sagrón al centro dei Salvadori la chiesa parrocchiale, costruita nel 1630 e ampliata più volte tra Settecento e Ottocento. È intitolata alla Madonna di Loreto, che appare nell’affresco esterno forse secentesco sopra al portale d’ingresso e poi all’interno con una statua lignea sopra una mensola. Dietro il pregevole tabernacolo marmoreo una pala settecentesca offre la natività di Maria, che in alto riporta ancora un quadro con la Madonna di Loreto. Pregevole il pulpito ligneo del Settecento.
La chiesa sorse nel Duecento a servizio del priorato dei santi Martino e Giuliano. Con il tempo questa pia istituzione, che era nata con l’impegno di garantire vitto e alloggio gratuito per almeno tre giorni ai viandanti di passaggio da e verso Passo Rolle, si trasformò in una solida azienda con proprietà sparse nel circondario. Il priorato fu gestito da una piccola comunità monastica fino al 1412. La chiesina mantenne l’aspetto originario fino al 1912, quando fu portata alle dimensioni attuali per esigenze turistiche. Nell’abside ospita una quadro del 1928 dedicato al patrono San Martino. Le vetrate sono decorate con immagini di profeti e santi. Fu l’unico edificio dell’abitato di San Martino a non essere incendiato durante la prima guerra mondiale. Si tratta della parrocchia più recente di Primiero: fu costituita nel 1954.