Una valle di montagna si trasforma in località turistica
San Martino di Castrozza
L'avventura turistica di San Martino di Castrozza inizia alla metà dell'Ottocento, quando ancora apparteneva insieme a Primiero al regno austro-ungarico.
Viaggiatori e viaggiatrici inglesi, animati da uno spirito romantico e decadente che li spingeva ad affrontare lunghi ed avventurosi tour nelle Dolomiti inesplorate,scoprirono' le Pale di San Martino.
Le montagne catalizzarono dapprima ambizioni ed interessi di appassionati escursionisti, geologi e botanici; in un secondo momento intrepidi alpinisti affrontarono anche le ardite guglie dolomitiche, in un impeto di conquista che continuò fino all'ascesa di tutte le vette.
La conoscenza delle Dolomiti venne diffusa in Europa dalla pubblicazione dei dettagliati diari di viaggio, alcuni dei quali ebbero vasta notorietà. Viaggiatori ed esploratori alloggiavano nella locanda dell'Ospizio, vecchio edificio che fin dal medioevo dava assistenza ed ospitalità a pellegrini e viandanti che si trovavano a passare dall'Alpe di Castrozza. La locanda, assai malandata, risultò presto inadeguata ad ospitare questi aristocratici turisti.
Iniziò così la costruzione dei primi alberghi per opera di imprenditori valligiani e stranieri: Panzer, Toffol, Langes, Orsingher, Taufer ed altri ancora. In breve San Martino di Castrozza divenne una destinazione di primi piano nel panorama turistico internazionale.
La migliore società mitteleuropea trascorreva nei mesi estivi lunghi periodi di soggiorno a San Martino, come immortalato in modo magistrale da Artur Schnitzler nel suo romanzo breve 'La signorina Else' ambientato nel prestigioso Hotel Fratazza nel 1914.
Dopo i fasti di questo periodo, San Martino venne incendiato durante la Prima Guerra Mondiale dalle truppe austriache in ritirata: tutti i lussuosi alberghi vennero distrutti, solo la chiesetta fu risparmiata. La San Martino di Castrozza dei prestigiosi alberghi risorse nel primo Dopoguerra, ormai annessa al territorio italiano.
Sul finire degli Anni Venti decollò anche il turismo invernale a completamento dell'offerta turistica della stazione.
Fin dal 1932 esiste la Scuola Italiana di Sci San Martino di Castrozza, tra le prime a nascere in Italia, con un organico di 4 maestri tra cui l'olimpionico Lino Zecchini. Il primo rudimentale impianto di risalita fu la 'slittovia del Panzer' del 1936, che portava gli sciatori sull'Alpe Tognola. Subito dopo la guerra venne realizzata al Passo Rolle la famosa seggiovia Segantini e a San Martino un altro impianto portava sul Col Verde.
Primiero
Più tardo lo sviluppo del turismo a Primiero. I viaggiatori di fine Ottocento potevano trovare alloggio solo presso l'osteria con alloggio "Aquila Nera" della famiglia Bonetti. Aperta al pubblico nel 1860, la locanda doveva essere gestita con professionalità ed esperienza, se la viaggiatrice inglese Amelia Edwards scrive nel 1872: ".... all'Aquila Nera troviamo finalmente buon cibo, riposo ed un'accoglienza davvero amichevole".
Un importante imprenditore turistico di Primiero fu anche Martino Orsingher. Dopo aver gestito varie osterie e locande, nel 1902 fece costruire a Fiera l'elegante Albergo Orsingher, che poteva disporre nell'ampio parco di campi da tennis e piscina.
Nel 1906 fu fondata, sempre per opera di Martino Orsingher, la "Società d'abbellimento e per l'incremento dei forestieri". Dopo la guerra, nel 1925 la Società si trasformò in "Comitato di Cura San Martino e Fiera", iniziando anche la pubblicazione di una rivista per turisti denominata "Il Paradiso delle Dolomiti".
Negli Anni Trenta sono già 24 gli alberghi nei sei paesi di Primiero.
Negli Anni Sessanta e Settanta Primiero vede un vero boom anche nel settore extra-alberghiero, con una clientela ormai prevalentemente italiana.
